IL PORTO ONLUS ACCOGLIENZA IMMIGRATI | marco
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Cari amici del Porto,
Ieri pomeriggio ci ha lasciati Marco Ravasio una delle colonne portanti della nostra associazione, l’essenza e il cuore del Porto.

Gli veniva così naturale essere sempre in prima linea per i diritti degli ultimi…
tutti noi abbiamo imparato molto da lui…
ci mancherà la sua forza, la sua bontà d’animo, la sua sensibilità, la sua capacità di accogliere e di farti sentire in famiglia, il suo grande cuore, il suo esempio, il suo sorriso, la sua dignità di fronte alla malattia, il coraggio, ci mancherà Marco, il Ravasio e la sua capacità di emozionarsi, di lottare, di sdrammatizzare, il suo modo di scherzare, la sua voglia di vivere… è stato facile volergli bene e al Porto mancherà immensamente.
Cercheremo di fare tesoro di tutto quello che ci ha insegnato… speriamo di essere all’altezza, non sarà facile senza di lui, ma ci proveremo.

 

Grazie Marco

Riposa in pace caro amico

# Giovanna

 

 

 

* * *

Ho incontrato MARCO nel lontano 1985. Ero una ragazzina.
In questi 35 anni abbiamo fatto tante cose insieme nel sociale (la CFL / la rete LA Esperanza / il PORTO)
Mi ricordo quando mi dicevi Carmela “ se ti impegni ti do il doppio del mio stipendio”.
Allora non avevi impegni familiari e dedicavi tutto il tuo tempo libero nei progetti e nella missione del momento.
Tu allora eri il presidente e io la tua aiutante.
Quanto ho imparato in questi anni.
Poi finalmente è arrivata la tua Anna e poi Silvio e poi Daniel…
Mi ricordo l’ultima marcia per la pace nel 2006 . Voi siete volati in Brasile per accogliere Daniel e dal Brasile avete chiamato in Associazione per sapere come era andata la partecipazione alla marcia.
Poi quando i ragazzi sono cresciuti Anna è tornata a partecipare alle attività dell’associazione e anche Silvio è entrato a far parte del PORTO, praticamente vi siete contagiati (altro che covid ).
Eri un vulcano di idee. Non riposavi mai… anche in questi anni che la malattia ti aveva costretto a dipendere sempre di più dai tuoi cari.
Mi piaceva fare il tuo bastone perché tu ti lasciavi aiutare.
Ci lasci orfani…
Ora che io sono Presidente dell’Associazione ti devo salutare e non ti posso accompagnare per l’ultimo viaggio .
Ti voglio dedicare queste righe della canzone che tu desideravi per il tuo commiato Voglio una vita spericolata Voglio una vita come quelle dei film Voglio una vita esagerata Voglio una vita come Steve McQueen Voglio una vita che non è mai tardi Di quelle che non dormi mai Voglio una vita, la voglio piena di guai E poi ci troveremo come le star A bere del whisky al Roxy bar Oppure non c’incontreremo mai Ognuno a rincorrere i suoi guai Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso E ognuno in fondo perso Dentro i fatti suoi

# Carmela

 

 

 

* * *

Ho conosciuto Marco Ravasio nei primi anni 2000. Una di quelle persone che sapeva metterti a tuo agio, sapeva benissimo entrare subito in empatia con te.
Per prima cosa cercava di farmi delle battute in Albanese, sapeva benissimo che parlare in madrelingua il messaggio sarebbe passato attraverso il cuore per arrivare alla mente.
Avrebbe creato quel clima di amicizia, di conoscenza reciproca che solo lui sapeva fare.
Impossibile non scambiare due chiacchiere con Marco, conosceva sempre qualcosa che ti avrebbe legato a lui.
Sempre sorridente, disponibile, aperto al dialogo e pieno di risorse. Non si è mai ritirato davanti a nessuna difficoltà, trovava sempre una soluzione per tutto e per tutti.
Non ha mai lasciato indietro nessuno.
Lui era uno dei primi amici dell’Associazione e di Ponte San Pietro che ha saputo farmi amare proprio questa cittadina che mi ha accolto.
Ponte San Pietro è più accogliente, più aperta anche grazie a lui.
Ricordo le prime chiacchierate nella sede dell’associazione, interventi futuri da programmare, dibattiti politici e momenti di svago che avevamo. Mentre vivevo quei momenti non mi rendevo conto che lui mi stava trasmettendo tutta la sua conoscenza.
Mi ha fatto innamorare del volontariato, ma soprattutto dell’ Associazione Il Porto.
Ricordo quelle serate passate in compagnia di mio padre e mia madre, la volontà d’animo che aveva nel raccontare anche a loro la storia di Ponte.
Ciascuno parlava la propria lingua con alternanze di vari dialetti, ma la cosa più bella era vedere loro che si capivano e il sorriso di mia madre che interrompeva ogni tanto il discorso.
Per i miei genitori lui era il “Marku i madhë” e ogni volta che avevano la possibilità lo incontravano e scambiavano sempre due chiacchere.
Ora immagino Marco e mio padre in paradiso che sicuramente stanno ancora parlando e ci vegliano.
Sono momenti difficili per tutti, di smarrimento e di dolore, ma la forza dei tuoi insegnamenti ci aiuterà ad andare avanti. Caro amico non potremo venire a salutarti per l’ultima volta, non è possibile, ma un combattente dei diritti dell’uomo, dei bambini, dei diversi e dei più deboli come te non rimane mai solo.
Continui a vivere con noi grazie al tuo esempio, ai ricordi di te e a tutti i tuoi insegnamenti.
Grazie di cuore di quello che hai fatto per noi e per una società migliore!
p.s. grazie delle caramelle che mi mettevi tra i documenti del Consiglio!

# Mirvjen

 

 

 

* * *
cara Anna,
cari Silvio e Daniel
,
è difficile pensare a Marco. Vorrei essere lì ed abbracciarvi, perchè è difficile lasciare andare una persona a cui si è voluto cosi bene… e scrivendo questo ricordo di Marco vorrei farvi sentire che vi sono molto vicina e condivido il vostro dolore.
Il mio ricordo di Marco, risale alla seconda metà degli anni ’70. E’ legato alle serate del Sabato con don Giacomo a casa di Simonetta e Claudio, quando cercavamo di capire la Parola e soprattutto la sua spinta al cambiamento. Discutevamo di Leonardo Boff, Ernesto Cardenal e Paulo Freire.
E’ legato alla Rete Esperanza, una rete di persone (per la maggior parte famiglie, ma anche studenti come me) che sostenevano il progetto della miniera autogestita di Viloco, in Bolivia. Non solo sostegno economico con una auto-tassazione mensile, ma con un atteggiamento di prossimità e di vicinanza solidale.
E poi in seguito, il mio ricordo di Marco è legato alle iniziative per l’Amazzonia, contro il genocidio degli Indios Yanomami. Mostre, dibattiti, raccolta di firme.
E’ legato alla marcia della Pace da Ponte San Pietro a Sotto il Monte, all’accoglienza degli stranieri. Di tutti gli stranieri.
Marco era promotore e protagonista di queste iniziative.
Marco: la voglia di cambiare il mondo. La capacità di sognare il cambiamento e di rendere il Sogno concreto declinandolo in progetti.
Marco: la capacità di condivisione, di superamento delle barriere tra le persone, tra i gruppi del paese, tra le etnie….il ” fare rete”. Tessere le relazioni in un confronto rispettoso.
Marco ha avuto il coraggio di prendere posizione, di dire il proprio parere, di vivere con coerenza e allo stesso tempo con ironia e leggerezza.
cara Anna, cari Silvio e Daniel,
Marco ci lascia un esempio concreto, una strada da seguire. Senza stancarci. Insieme.
Vi abbraccio,

# Raffaella

 

 

 

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Marco è già nella storia di Ponte San Pietro, la sua cittadina che amava e di cui soffriva le contraddizioni.
Ha rappresentato per tutti un punto di riferimento. Quando si affacciava un disperato, una famiglia di immigrati senza un tetto e senza lavoro, non c’erano esitazioni: il numero da comporre era il suo.
Il senso dell’accoglienza era una filosofia di vita, ma non ricercata: era così, gli veniva bene.
Ha fatto respirare l’attenzione agli altri, alla sua bella famiglia, fratelli cognati, nipoti, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Ed agli amici, quanti, dappertutto, grazie ad una comunicativa debordante. Capace di farti sentire, ogni volta, abbracciato ed accolto dal dolcissimo sorriso, che non ha mai perso nemmeno durante la malattia, combattuta con feroce ottimismo.
Grazie di esserci, Marco, perché tu non te ne sei andato, sei ancora qui con noi, ne siamo tutti convinti.

# Ricardo

 

 

 

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Marco aveva un forte senso della giustizia e della solidarietà.

 

La sua casa sempre aperta a tutti i suoi amici, a tutti coloro che condividevano i suoi ideali, tutti coloro che hanno bisogno di un sostegno o aiuto. Fondatore nel 1989 dell’Associazione di volontariato Il Porto, ne è sempre stato colonna portante portando avanti le varie iniziative: dai progetti di gestione diretta di sportelli d’ascolto consorziati, a progetti finalizzati alla conoscenza della realtà dell’immigrazione, alla creazione di relazioni di solidarietà e di sensibilizzazione.

 

E’ stato un punto di riferimento per albanesi, nord africani, senegalesi, sud americani. Spendendosi in prima persona, ha sostenuto e sviluppato progetti di aiuto, sia sul nostro territorio che nei paesi di provenienza, in particolare a Taiba in Senegal e nella favela della città di Recife in Brasile.

 

Il suo desiderio di giustizia, di fratellanza, di pace, lo vedeva instancabile, impegnato ad organizzare iniziative e attività culturali per migliorare la reciproca conoscenza, l’accoglienza, il confronto: rassegne cinematografiche, teatrali, feste multietniche, marce e biciclettate per la pace e la solidarietà, dibattiti incontri, campagne di sensibilizzazione.

 

Anche i suoi problemi di salute non hanno bloccato il desiderio di stare in mezzo alla gente, di organizzare momenti di condivisione di ideali e di emozioni, di lottare per i diritti, le ingiustizie, l’ignoranza e il pregiudizio. Marco, ti ho sempre conosciuto, ci incontravamo per il paese, chiacchieravamo, mi coinvolgevi nelle tue varie iniziative!

Dovevamo scrivere la storia del Porto per il suo trentennale! Sempre con il tuo entusiasmo, la coerenza nei tuoi ideali, la discussione ricca di spunti fecondi, l’ironia bonaria, la simpatia, la disponibilità…

La grande voglia di vivere e di riempire ogni momento della vita di significato! Tutto questo porterò con me… e sarà il mio modo di sentirti sempre vicino!

# Anna

 

 

 

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da
Gli amici de “Il Porto” Dalmine

 

“Il vincitore è un sognatore che non si è mai arreso” (N. Mandela)

Marco, il nostro carissimo amico, compagno di viaggio e uno dei fondatori dell’Associazione “Il Porto” ci ha lasciato l’11 maggio. Uomo attento e sensibile con grande capacità di accogliere l’altro con spontaneità e semplicità. Lo ricorderemo per il tuo sorriso accogliente e la tua ironia, per i suoi modi che riflettevano una grande gioia di vivere. Ci piace pensare ai nostri tanti incontri dove era evidente la sua passione “testarda” nel difendere le proprie idee e nello stesso tempo la sua capacità di mediazione che ci portava , alla fine, a organizzare o ad inventare iniziative o eventi che mettessero al centro i problemi e il valore delle persone migranti e non solo.

Era un vulcano di proposte,di iniziative e di progetti con il sogno di riorganizzare la speranza nel futuro, e per guardare il mondo con lo sguardo degli ultimi . Quando poi si parlava di politica lo vedevamo accalorarsi nella passione delle sue idee, di pacifista di sinistra, di testimone quotidiano della cultura di pace, sempre pronto a contrastare la violenza e la disumanità dei populismi che stanno imperversando.

Cittadino del mondo e Cristiano, credente in una Chiesa “in uscita” di cui parla spesso Papa Francesco. Caro amico, dobbiamo parlare, discutere, agire, scegliere, combattere e sporcarci le mani con la vita per essere vivi fino alla fine e decidere da che parte stare. Restare umani fino all’ultimo. Tu per noi sei stato e sarai tutto questo, siamo onorati di aver avuto il privilegio di averti conosciuto come amico e come compagno di strada, e siamo orgogliosi di esserci arricchiti di tutto ciò che ci hai insegnato.

Sarai sempre vivo nel nostro cuore.

Carissimo Marco GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!
Gli amici de “Il Porto” Dalmine

 

 

 

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Articolo L’Eco di Bergamo 13 maggio

 

 

 

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Articolo di PrimaBergamo

 

spirito positivo
Ponte piange Marco Ravasio, un sorriso grande che sapeva accogliere tutti

 

 

Fondatore dell’associazione Il Porto nel 1989, era conosciutissimo. Aveva lavorato per tutta la vita in Comune, raccoglieva risorse per finanziare vari progetti in Africa e in America latina.  Organizzava eventi, era un punto di riferimento per tanti stranieri. Nemmeno i problemi di salute avevano frenato la sua voglia di fare

 

Il sorriso di Marco Ravasio si è spento lunedì 11 maggio all’età di 64 anni lasciando l’intero paese nel dolore. Conosciutissimo a Ponte San Pietro, aveva lavorato per tutta la sua vita in Comune, prima come messo comunale e poi come responsabile degli eventi culturali della biblioteca. Accanto al lavoro, dove aveva svolto per molti anni anche la funzione di delegato sindacale, Marco era anche un instancabile organizzatore. Ha collaborato con la cooperativa «Famiglie Lavoratori» e ha creato «Rete Resh» con la quale raccoglieva risorse per finanziare vari micro progetti in Africa e in America latina. «Marco era un uomo buono e coraggioso che aveva fatto dei valori dell’accoglienza e della solidarietà la propria ragione di vita – dice il fratello Bruno Ravasio – . Attivissimo, nonostante un grave handicap visivo, e dotato di una forte carica umana, esprimeva una grande capacità relazionale che metteva a disposizione di chiunque avesse eventi da organizzare».

 

Nel 1989, Ravasio ha fondato «Il Porto», associazione di accoglienza per immigrati. Portò avanti progetti di gestione diretta di sportelli d’ascolto consorziati, iniziative finalizzate alla conoscenza della realtà dell’immigrazione, fino alla creazione di relazioni di solidarietà. È stato un punto di riferimento per albanesi, nord africani, senegalesi, sud americani. Ha sviluppato progetti di aiuto, sia sul territorio che a Taiba in Senegal e nella favela della città di Recife in Brasile. Ha promosso rassegne cinematografiche, teatrali, feste multietniche, marce e biciclettate per la pace e la solidarietà, dibattiti, incontri, campagne di sensibilizzazione. Grazie alla sua attività di volontariato ha incontrato Anna, la donna della sua vita, con la quale ha condiviso progetti e ideali, ma soprattutto la grande esperienza di accogliere Silvio e Daniel, di farli crescere accompagnandoli a scoprire i valori della solidarietà e della giustizia. Nemmeno i suoi problemi di salute hanno frenato la sua voglia di fare e di trascinare il gruppo nell’organizzare nuovi eventi.

 

Marco era andato in pensione a settembre del 2018 ma proprio nei giorni in cui terminava il lavoro era stato colpito da un tumore in bocca e ai linfonodi del collo che lo aveva costretto a diversi interventi chirurgici e una serie quasi ininterrotta di chemioterapie. «Da alcuni mesi – ricorda il cugino Bruno – aveva iniziato una cura con un farmaco immunoterapico che aveva prodotto notevoli miglioramenti. Marco aveva affrontato questo periodo con il suo solito spirito positivo, senza mai lamentarsi e anzi sollevando il morale ai suoi congiunti e familiari preoccupati per la sua salute. Non solo, aveva continuato la sua vulcanica attività di volontariato, proponendo idee, progetti e iniziative. Proprio l’11 maggio si era sottoposto a una Tac che aveva dato un esito favorevole. Nel pomeriggio un’improvvisa crisi respiratoria e Marco non c’era più, lasciando un grande vuoto dietro di sé».

 

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articolo su BergamoNEWS

Ponte San Pietro piange Marco Ravasio: “Ha fatto della solidarietà una ragione di vita”

Si è spento Marco Ravasio, instancabile volontario dell’associazione “Il Porto” e per anni messo comunale di Ponte San Pietro, dove si è contraddistinto per l’impegno nel volontariato, nel sociale e in ambito culturale
di Paolo Ghisleni – 12 Maggio 2020 – 17:09

Quando se ne va una persona speciale rimane un vuoto incolmabile in chi l’ha conosciuta. E lascia un grave senso di perdita la morte di Marco Ravasio, instancabile volontario dell’associazione “Il Porto” e per anni messo comunale di Ponte San Pietro, dove si è contraddistinto per l’impegno nel volontariato, nel sociale e in ambito culturale.

Animato da una notevole carica umana, è sempre stato attivissimo, nonostante un grave handicap visivo: aveva una grande capacità relazionale che metteva a disposizione di chiunque avesse iniziative da organizzare.

Si è spento dopo essere stato colpito da una brutta malattia che lo aveva costretto a diversi interventi chirurgici e una serie quasi ininterrotta di chemio. Anche in questo periodo, però, non si è mai risparmiato e ha continuato a realizzare i suoi progetti con determinazione.

Suo fratello Bruno, sindacalista bergamasco, che ripercorre così la sua vita: “Mio fratello Marco era un uomo buono e coraggioso, che ha fatto dei valori dell’accoglienza e della solidarietà la propria ragione di vita. Conosciutissimo a Ponte San Pietro, ha lavorato per tutta la sua vita in Comune, prima come messo comunale e poi come responsabile degli eventi culturali della Biblioteca. Attivissimo, nonostante un grave handicap visivo, e dotato di una forte carica umana, esprimeva una grande capacità relazionale che metteva a disposizione di chiunque avesse eventi da organizzare. Ma accanto al lavoro, nel quale aveva svolto per molti anni anche la funzione di delegato sindacale, Marco era anche un instancabile organizzatore di volontariato. All’inizio con la Cooperativa Famiglie Lavoratori e la creazione di Rete Resh con la quale raccoglieva risorse per finanziare una miriade di micro progetti in Africa e in America Latina, e successivamente con il Porto, associazione finalizzata all’accoglienza dei migranti. A questa attività Marco si era dedicato fin dai primissimi flussi immigratori. Anche i suoi numerosi viaggi in passato, in Africa, in Bolivia, in Giordania , e in tanti altri paesi erano pensati in funzione della reciproca conoscenza con culture diverse. E proprio in occasione di un viaggio in Senegal Marco ha conosciuto Anna con la quale si sono sposati, continuando insieme l’attività di volontariato. Sono di quel periodo le “Marce della Pace” Ponte S. Pietro – Sotto il Monte, alla prima delle quali Marco era orgoglioso di aver invitato don Fausto Resmini per il discorso conclusivo. Marco e Anna hanno adottato due ragazzi: Silvio dalla Romania e Daniel dal Brasile”.

Due anni fa è arrivata una brutta notizia ma Marco non si è perso d’animo. Bruno racconta: “Marco era andato in pensione a settembre del 2018 ma proprio nei giorni in cui terminava il lavoro era stato colpito da un tumore in bocca e ai linfonodi del collo che lo aveva costretto a diversi interventi chirurgici e una serie quasi ininterrotta di chemioterapie. Da alcuni mesi, tuttavia, aveva iniziato una cura con un farmaco immunoterapico che aveva prodotto notevoli miglioramenti. Marco aveva affrontato questo periodo con il suo solito spirito positivo, senza mai lamentarsi e anzi sollevando il morale ai suoi congiunti e familiari preoccupati per la sua salute. Non solo, aveva continuato la sua vulcanica attività di volontariato, proponendo idee, progetti e iniziative. Proprio ieri mattina si era sottoposto a una Tac che aveva dato un esito favorevole. Nel pomeriggio una improvvisa crisi respiratoria e Marco non c’era più, lasciando un grande vuoto dietro di sé”.

Infine, Bruno gli rivolge un affettuoso saluto: “Ciao Marco, ti abbiamo voluto tutti molto bene e tu ne hai voluto di più a noi”.

Nel dare la triste notizia della sua morte, l’associazione Il Porto scrive: “Ieri pomeriggio ci ha lasciati Marco Ravasio una delle colonne portanti della nostra associazione, l’essenza e il cuore del Porto. Gli veniva così naturale essere sempre in prima linea per i diritti degli ultimi.. tutti noi abbiamo imparato molto da lui.. ci mancherà la sua forza, la sua bontà d’animo, la sua sensibilità, la sua capacità di accogliere e di farti sentire in famiglia, il suo grande cuore, il suo esempio, il suo sorriso, la sua dignità di fronte alla malattia, il coraggio, ci mancherà Marco, il Ravasio e la sua capacità di emozionarsi, di lottare, di sdrammatizzare, il suo modo di scherzare, la sua voglia di vivere.. è stato facile volergli bene e al Porto mancherà immensamente. Cercheremo di fare tesoro di tutto quello che ci ha insegnato.. speriamo di essere all’altezza, non sarà facile senza di lui, ma ci proveremo. Grazie Marco. Riposa in pace caro amico”.

La presidente Carmela Togni ricorda: “Ho incontrato MARCO nel lontano 1985. Ero una ragazzina. In questi 35 anni abbiamo fatto tante cose insieme nel sociale (la CFL / la rete LA Esperanza / il PORTO) Mi ricordo quando mi dicevi Carmela “ se ti impegni ti do il doppio del mio stipendio”. Allora non avevi impegni familiari e dedicavi tutto il tuo tempo libero nei progetti e nella missione del momento. Tu allora eri il presidente e io la tua aiutante. Quanto ho imparato in questi anni. Poi finalmente è arrivata la tua Anna e poi Silvio e poi Daniel………… Mi ricordo l’ultima marcia per la pace nel 2006 . Voi siete volati in Brasile per accogliere Daniel e dal Brasile avete chiamato in Associazione per sapere come era andata la partecipazione alla marcia. Poi quando i ragazzi sono cresciuti Anna è tornata a partecipare alle attività dell’associazione e anche Silvio è entrato a far parte del PORTO, praticamente vi siete contagiati (altro che covid ). Eri un vulcano di idee. Non riposavi mai … anche in questi anni che la malattia ti aveva costretto a dipendere sempre di più dai tuoi cari. Mi piaceva fare il tuo bastone perché tu ti lasciavi aiutare. Ci lasci orfani……….. Ora che io sono Presidente dell’Associazione ti devo salutare e non ti posso accompagnare per l’ultimo viaggio . Ti voglio dedicare queste righe della canzone che tu desideravi per il tuo commiato

Voglio una vita spericolata
Voglio una vita come quelle dei film
Voglio una vita esagerata
Voglio una vita come Steve McQueen
Voglio una vita che non è mai tardi
Di quelle che non dormi mai
Voglio una vita, la voglio piena di guai
E poi ci troveremo come le star
A bere del whisky al Roxy bar
Oppure non c’incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai
Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi”.

La volontaria Anna Zappa evidenzia i valori che lo hanno sempre animato: “Marco aveva un forte senso della giustizia e della solidarietà. La sua casa era aperta a tutti i suoi amici, a tutti coloro che condividevano i suoi ideali, tutti coloro che avevano bisogno di un sostegno o aiuto. Ha fondato nel 1989 l’Associazione di volontariato Il Porto, associazione di accoglienza per immigrati, riunendo un gruppo di amici con i quali già da anni operava a Ponte San Pietro, venendo incontro a quel fenomeno migratorio che sul territorio bergamasco è iniziato verso la fine degli anni ’80. Sempre colonna portante dell’Associazione ha portato avanti le varie iniziative: dai progetti di gestione diretta di sportelli d’ascolto consorziati, a progetti finalizzati alla conoscenza della realtà dell’immigrazione, alla creazione di relazioni di solidarietà e di sensibilizzazione. È stato un punto di riferimento per albanesi, nord africani, senegalesi, sud americani. Spendendosi in prima persona, ha sostenuto e sviluppato progetti di aiuto,sia sul nostro territorio che nei paesi di provenienza, in particolare a Taiba in Senegal e nella favela della città di Recife in Brasile. Il suo desiderio di giustizia, di fratellanza, di pace, lo vedeva instancabile,impegnato ad organizzare iniziative e attività culturali per migliorare la reciproca conoscenza, l’accoglienza, il confronto: rassegne cinematografiche, teatrali, feste multietniche, marce e biciclettate per la pace e la solidarietà, dibattiti incontri, campagne di sensibilizzazione. Anche i suoi problemi di salute non hanno bloccato il desiderio di stare in mezzo alla gente, di organizzare momenti di condivisione di ideali e di emozioni, di lottare per i diritti, le ingiustizie, l’ignoranza e il pregiudizio”.

Anche Bedini Mirvjen, volontario, ne sottolinea l’umanità: “Ho conosciuto Marco nei primi anni 2000. Una di quelle persone che sapeva metterti al tuo agio, sapeva benissimo entrare subito in empatia con te. Per prima cercava di farmi delle battute in Albanese, sapeva benissimo che parlare in madrelingua il messaggio sarebbe passato attraverso il cuore per arrivare alla mente. Avrebbe creato quel clima di amicizia, di conoscenza reciproca che solo lui sapeva fare. Impossibile non scambiare due chiacchiere con Marco, conosceva sempre qualcosa che ti avrebbe legato a lui. Sempre sorridente, disponibile, aperto al dialogo e pieno di risorse. Non si è mai ritirato davanti a nessuna difficoltà, trovava sempre una soluzione per tutto e per tutti. Non ha mai lasciato indietro nessuno. Lui era uno dei primi amici dell’Associazione e di Ponte San Pietro che ha saputo farmi amare proprio questa cittadina che mi ha accolto. Ponte San Pietro è più accogliente, più aperta anche grazie a lui. Ricordo le prime chiacchierate nella sede dell’associazione, interventi futuri da programmare, dibattiti politici e momenti di svago che avevamo. Mentre vivevo quei momenti non mi rendevo conto che lui mi stava trasmettendo tutta la sua conoscenza. Mi ha fatto innamorare con il volontariato, ma soprattutto con Il Porto. Ricordo quelle serate passate in compagnia di mio padre e mia madre, la volontà d’animo che aveva nel raccontare anche a loro la storia di Ponte. Ciascuno parlava la propria lingua con alternanze di vari dialetti, ma la cosa che più bella era vedere loro che si capivano e il sorriso di mia madre che interrompeva ogni tanto il discorso. Per i miei genitori lui era il “Marku i madhë” e ogni volta che avevano la possibilità lo incontravano e scambiavano sempre due chiacchiere. Ora immagino Marco e mio padre in paradiso che sicuramente stanno ancora parlando e ci vegliano. Sono momenti difficili per tutti, di smarrimento e di dolore, ma la forza dei tuoi insegnamenti ci aiuterà ad andare avanti. Caro amico non potremo venire a salutarti per l’ultima volta, non è possibile, ma un combattente dei diritti dell’uomo, dei bambini, dei diversi e dei più deboli come te non rimane mai solo. Continui a vivere con noi grazie al tuo esempio, ai ricordi di te e a tutti i tuoi insegnamenti. Grazie di cuore di quello che hai fatto per noi e per una società migliore!”.

Rammentando i molti momenti condivisi con Marco Ravasio, la volontaria Raffaella Rota afferma: “È difficile pensare a Marco. Vorrei essere li ed abbracciarvi, perchè e’ difficile lasciare andare una persona a cui si è voluto cosi bene…e scrivendo questo ricordo di Marco vorrei farvi sentire che vi sono molto vicina e condivido il vostro dolore. Il mio ricordo di Marco, risale alla seconda metà degli anni ’70. È legato alle serate del sabato con don Giacomo a casa di Simonetta e Claudio, quando cercavamo di capire la Parola e soprattutto la sua spinta al cambiamento. Discutevamo di Leonardo Boff, Ernesto Cardenal e Paulo Freire. È legato alla Rete Esperanza, una rete di persone (per la maggior parte famiglie, ma anche studenti come me) che sostenevano il progetto della miniera autogestita di Viloco, in Bolivia. Non solo sostegno economico con una auto-tassazione mensile, ma con un atteggiamento di prossimità e di vicinanza solidale. E poi in seguito, il mio ricordo di Marco è legato alle iniziative per l’Amazzonia, contro il genocidio degli Indios Yanomami. Mostre, dibattiti, raccolta di firme. È legato alla marcia della Pace da Ponte San Pietro a Sotto il Monte, all’accoglienza degli stranieri. Di tutti gli stranieri. Marco era promotore e protagonista di queste iniziative. Marco: la voglia di cambiare il mondo. La capacità di sognare il cambiamento e di rendere il Sogno concreto declinandolo in progetti. Marco: la capacità di condivisione, di superamento delle barriere tra le persone, tra i gruppi del paese, tra le etnie….il ” fare rete”. Tessere le relazioni in un confronto rispettoso. Marco ha avuto il coraggio di prendere posizione, di dire il proprio parere, di vivere con coerenza e allo stesso tempo con ironia e leggerezza. Marco ci lascia un esempio concreto, una strada da seguire. Senza stancarci. Insieme”.

Carmen Pellegrinelli, regista e drammaturga e formatrice della compagnia Luna e Gnac Teatro, lo ringrazia scrivendo:

“Grazie Marco Ravasio.
per la tua allegria
per la tua forza
per il saperti sempre fare paladino dei più deboli
per la tua intelligenza lucida
per il tuo saper mantenere il punto anche quando avevi gli altri contro
per il tuo lavoro instancabile con i migranti
per la tua dolcezza
per aver voluto portare Affoga a Ponte San Pietro
per essere stato davvero di sinistra
per avere sempre un posto a tavola per tutti
per aver voluto subito conoscere la mia compagna
per le camilline che mi facevi trovare a colazione
per la tua ironia
per la capacità di rendere concrete le parole
per la fotografia della tua cucina lucidata dopo aver visto il mio video della sciura
per avermi fatto conoscere Anna e i tuoi figli
per la tua simpatia
per aver tenuto nel tuo garage il mio motorino dopo l’incidente per anni
per esserti preso cura del Giacomo
per il tuo avermi fatto da mamma
per il tuo essere genitore
il tuo essere amico
e perché da piccola mi dicevi sempre ‘n’è Carmen che da grande mi sposi?’
Mi mancherai Marco”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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